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Storia

 

Nel 1970 Giulia Romano Lodigiani, dà vita alla galleria "Incontro d’Arte” impostando una direttiva eclettica alla sua galleria pur sempre saldamente ancorata ad un esplicito indirizzo culturale.
In questi anni ha messo al suo attivo 257 mostre,intessuto rapporti con altre Gallerie in Italia e all’Estero e partecipato a fiere nazionali e internazionali come quella di Madrid, Milano, Barcellona, Tokyo.
Ha proposto a fianco di nomi che costituiscono punti fermi nel quadro dell’arte contemporanea, nuovi nomi, senza trascurare pittori e scultori da rivalutare.
L’attenzione e la ricerca sui giovani artisti non sono mai venute meno ed hanno anzi costituito un obiettivo qualificante per la Galleria. Molti giovani destinati a confermare nel corso degli anni la validità delle premesse da cui partivano, sono stati ospitati nella galleria “Incontro D’Arte”, destinata ad assumere sempre maggiore prestigio e, conseguentemente, a qualificare gli artisti esposti anche se ancora di fama incerta.

 

 

Gli illustratori, la scuola di Parigi e il Liberty Decò

Nei primi due anni, dal 1970 al 1972, come per effettuare una fase di rodaggio e di individuazione di un indirizzo univoco e significante , la galleria ha allestito soltanto collettive.

È dall’aprile del 1972 che inizia una serie di mostre suddivise per periodi di ricerca, il primo dei quali dedicato agli illustratori che vedrà esposti i disegni di Amerigo Batoli, Alberto Martini, Antonio Rubino e Ronald Torpor.
Al periodo degli Illustratori segue quello di ricognizione e ricerca sulla Scuola di Parigi.

Siamo nel 1978 . Una serie di opere dei più grandi Maestri di quella che è stata denominata Scuola di Parigi appaiono sulle pareti della Galleria “Incontro D’Arte”: dalle incisioni di Hans Bellmer alle 22 tavole della serie 347 di Picasso, alle acqueforti ispirate alle favole di La Fontaine di Marc Chagall, alle acqueforti, litografie, linoleum di Gorge Braque, alle opere grafiche di Juan Mirò e a quelle di Jacques Villon.


Vasi Lalique

Esaurita questa serie di mostre prestigiose Giulia Lodigiani impegna la sua Galleria nell’excursus di un altro periodo, quello del Liberty Decò nel quale vengono esposte le immagini stilizzate e preziose di Gorge Barbier con i suoi preziosi pochoirs . Segue la mostra di Ertré pseudonimo di Romani De Tirttoff, nato a San Pietroburgo nella Russia degli Zar. De Tirttoff cominciò giovanissimo a disegnare la moda e ben presto il suo nome cominciò ad apparire sulle scenografie e sui costumi dei maggiori teatri parigini.
La rassegna di opere di Ertré presentata da Giulia Lodigiani alla Galleria “Incontro D’Arte” ha costituito una vera panoramica del lavoro di oltre sessant’anni nella moda e nel teatro.

Dopo le mostre di Gorge Barbier e di Ertré, la Galleria …….. ha proposto una collettiva degli artisti più significativi dell’epoca: Aghion, Bonazzi, Bonfils, Brunelleschi, Delaunay, Guida, Gesmar, Lepade, Lorenzi, Martin, Marty, Ranson, Wegener, Zamora, Zinoview. Sempre nella rassegna dedicata al Liberty Decò fu allestita una mostra di sculture e disegni di Adriana Darù. Poi una serie di mostre di Adolfo De Carolis: una prima di disegni e xilografie, un’altra di moda scultura, costumi e vasellame e un’altra ancora di soli disegni.

 

 

La Scuola Romana

In seguito al periodo dedicato al Liberty Decò, iniziò una serie di mostre dedicata alla Scuola Romana includendo non soltanto gli artisti propriamente riconoscibili in questa tendenza di gruppo, ma anche quelli operanti in Roma più o meno nello stesso tratto di tempo. Così, vicino ad Antonietta Raphael Mafai troviamo artisti quali Mirko, Adriana Pincherle, Rolando Monti, Virgilio Guzzi le cui radici culturali affondano e succhiano linfa da diverse esperienze spesso sviluppatesi sotto altre latitudini.

Il periodo così denominato si apre con una mostra di sculture, tempere e pastelli di Mirko, un’artista già consolidato come uno dei maggiori scultori italiani contemporanei, ma ancora da scoprire come pittore.

A quella di Mirko fanno seguito due mostre di Antonietta Raphael Mafai: la prima intitolata “Scultura lingua viva” e la seconda di disegni.
Nello stesso periodo s’inquadrano tre mostre di Adriana Pincherle, in una coerenza d’indirizzo culturale.
Infatti gli inizi di questa artista sono a Roma e seguono l’influsso della Scuola di Cavour, a fianco di Mafai e Raphael. L’opera di Adriana Pincherle è stata esaurientemente e minuziosamente analizzata dai critici Fabrizio D’Amico, Cesare Vivaldi e Vittorio Sgarbi.

Sempre nel quadro degli artisti che hanno operato a Roma e che sono accomunati, per un verso o per l’altro, pur nella loro diversità, dall’essersi nutriti di una stessa linfa e di avere diretto le loro ricerche verso le più disparate suggestioni partendo però dalle stesse premesse, arriviamo alle mostre di Virgilio Guzzi e di Rolando Monti.

In una seconda fase del periodo denominato della Scuola Romana c’incontriamo con gli olii e i disegni che vanno dal 1943 al 1975 di Giovanni Stradone ed agli olii di Renzo Vespignani, due artisti così lontano nei contenuti e nella stessa materia pittorica e così indicativi di contrapposte tendenze.
Gli artisti già affermati

Dopo avere, sia pure sommariamente, tentato di dare il giusto rilievo all’impegno posto dalla Galleria nel portare alla ribalta artisti stranieri delle più varie tendenze, ma tutti con una specifica rilevanza nei panorami artistici dei loro paesi d’origine, veniamo ad altri due periodi di indubbio interesse verso i quali si è indirizzata Giulia Lodigiani nell’elaborazione di un programma: quello degli artisti affermati e l’altro di recupero e riscoperta di artisti già affermati ma che per qualche motivo, spesso di non facile decifrazione, erano stati relegati in una zona neutra di immeritato silenzio.

Il primo periodo s’inizia con una mostra di tempere e acquarelli di Carlo Mattioli, un’artista dalla “natura di meditabondo visionario”, come lo ha definito Virgilio Guzzi. Poi una mirabile mostra di Nino Caruso dal titolo “Omaggio agli Etruschi” ed un’altra dal titolo indicativo “Aspetti della scultura in ceramica” nella quale alle opere di Nino Caruso si affiancano quelle di Pianezzola e Carlè.
Le sculture di Victor Delfin, un peruviano alle cui opere la “Galleria D’Arte” aveva già dato la possibilità di accostarsi per la prima volta al pubblico italiano.
Ed ancora i preziosismi dell’opera grafica di Bruno Caruso: una mostra retrospettiva di Gino Romiti, l’ultimo dei Macchiaioli; i disegni, l’opera grafica, i collages e assemblages di Salvatore Meo.
Questo periodo termina con la mostra di Carlo Caroli.

Nel secondo periodo, dedicato al recupero e alla riscoperta di artisti già affermati, ci incontriamo con Ferdinando Bellorini in una mostra dedicata ai colori di Roma. E ancora Pietro Malocchi, Elio Marcucci, Giorgio Sansoni.

Non và tralasciata l’attenzione prestata dalla “Galleria Incontro D’Arte” ad altre espressioni artistiche. Quindi ricordiamo la mostra di arazzi eseguiti da un gruppo di artigiani romeni che lavoravano in esclusiva per la Muhelyart, eseguiti su cartoni di Balla, Bargheer, Campendonk, Depero, Klee, Kokoschka, Nespolo, Reggiani, Severini, Tobey. Vere opere d’arte non nate casualmente, ma dall’incontro tra la cultura artistica occidentale e l’antica arte orientale dell’annodare.
Non possiamo dimenticare gli “argenti” di Luisa Giacchetti e la preziosa mostra di miniature indiane.

Poi ancora lo scultore Gianni Grimaldi e Nino Canistracci ed Enzo Borgini e Salvatore Vitaliano e Luciano Bianchi e Michelangelo Stampinato e Anna Cingi e Nando Luraschi e Francesco Cenci e Gioacchino Di Stefano. I bronzi e i legni di Giuseppe Di Nunzio, i disegni, le chine e le acqueforti di Marilisa Pizzorno.

 

 

Collettive e mostre a tema

La “Galleria Incontro D’Arte” si è caratterizzata anche per alcune collettive nelle quali sono apparse opere di artisti di grande significanza nel quadro dell’arte contemporanea, quali Bartoli, Bellmer, Catalano, Bruno Caruso, Michelangelo Corte, Fagioli, Lam, Matta, Giancarlo Pozzi, Romiti, Rosenthal, Severini, Attardi, Castiglione, Depero, Gustav Klimt, Egon Schiele, Greco, Maccari, Mattioli, Pereyra, Rosai, Sironi, Treccani, Vanni, Zacchia, Marussing.

Una manifestazione del costante e vivace impegno culturale della Galleria è data da una serie di mostre a tema ideata da Giulia Lodigiani .

La prima, datata all’inizio del 1976, recava il titolo: “Perché il surrealismo?”
Nella mostra dal tema così suggestivo e coinvolgente sono apparse opere di Baj, Bellmer, Clerici, Dalì, De Bois, De Chirico, De Vita, Dova, Ernst, Fagioli, Fuchs, Lam, Matta, Masson, Magritte, Mirò, Notari, Pozzi, Ray, Savinio.

Intervallata da una mostra di disegni antichi, formata da matite, chine, acquarelli d’epoca, è venuta un’altra mostra a tema: “Notti romane” che portava la firma di Birga, Camillucci, Gruccione, Tavano, Amodeo, De Canino, Calabria, Moretti, Ceccotti, Bruno Caruso, Vacchi, Porzano, Sughi, Frankfurter, Guida, Galante, Carrol, Prini, Principe, Petrucci, Trombardori, Ferrazzi, Raphael, Barman, Omiccioli, Mafai, G. Balla, L. Balla, Viveri, Gentilini, Ciai, Stradone, Avnali, Tebano, Maselli e Vespignani.

Nel 1980 il tema ispiratore di una mostra è stato “Itinerario della scultura italiana” con opere di Guerrini, Calò, Colla, Pomodoro, Franchina, Mirko, Melotti, Viani, Consagra, Maini, Rapale, Leoncillo, Perez, Mastroianni, Fazzini, Manzù, Cascella, Fontana.
Seguirono una mostra dal tema “Prospettiva di natura morta” e una collettiva dedicata all’Arte Liberty e Decò e ad artisti contemporanei.